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Precisazioni in merito all'evento Il caro prezzo della vittoria svoltosi sabato 10 ottobre in Sala Tersicore

a cura dell'Ufficio Stampa Memoria '900

In merito all’articolo dell’11 novembre u.s. apparso sull’Intransigente a firma di Donatella Antonetti, mi corre l’obbligo, in qualità di Presidente dell’Associazione promotrice della presentazione del libro “La grande menzogna”, di fare alcune precisazioni:

• Nessuno ha infangato la memoria dei caduti, anzi per due ore si è parlato dei nostri soldati, delle terribili condizioni della guerra e delle sofferenze che dovettero subire. Nella giornata del 4 novembre, in piena coerenza con i principi di pace e con lo spirito che impone l’attuale storiografia abbiamo ritenuto dovere civile onorare insieme alle Autorità Civili e Militari i caduti di ambo le parti e mi rammarico del fatto che alla commemorazione si sia dovuta registrare la scarsa partecipazione, se non l’assenza completa, di alcuni parti politiche, almeno in forma ufficiale.

• Sull’articolo viene riferita dalla giornalista la frase del professor Tanzarella, di cui, per chiarezza, riporto uno stralcio preso dall’articolo “[…] il quale (Tanzarella) pochi istanti prima aveva dato del caprone a Gabriele D’Annunzio […]“. Credo che alla giovane articolista, probabilmente intenta a prender nota, si sfuggito qualche passaggio e alla fine abbia mal compreso le parole dell’oratore. Il professore si rammaricava del fatto che i programmi scolastici includano autori come D’annunzio e ne trascurino altri contemporanei al Vate e, nella esposizione dei motivi, ha pronunciato la fatidica parola CAPRONI. Sì, è vero ha detto proprio caproni e lei ha sentito bene gentile Donatella, ma probabilmente proprio a causa di quella esclusione dai programmi ministeriali, lei non ha afferrato che non si riferiva ai simpatici e intelligenti animali, ma a Caproni, con la c maiuscola, Giorgio CAPRONI, grande poeta ma, purtroppo, scarsamente conosciuto, la cui poesia veniva contrapposta a quella di D’Annunzio.

• Per dovere di cronaca mi corre l’obbligo di precisare che la Sala Tersicore era piena come dimostrato dalle fotografie, e non si è trattato di “eventucolo da sezione di partito” o di “propaganduccia politica”.

• Dichiarare che la cultura non sia chiarire i fatti, mi sembra quantomeno errato, la storia fa parte della cultura di un popolo e deve essere il più possibile obiettiva. In conclusione mi sembra che la giornalista abbia non compreso, se non addirittura travisato completamente, lo spirito dell’iniziativa.

 

Gaetano Campanile



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