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Achille Campanile torna in libreria: presentata a Velletri l’ultima raccolta di inediti e dispersi, Grazie, Arcavolo!

a cura dell'Ufficio Stampa Memoria '900

Prima presentazione nazionale, nel sabato pomeriggio della “Campaniliana”, dell’ultimo libro di Achille Campanile. Articoli di giornali, appunti, veline e scritti inediti e dispersi dell’autore sono stati raccolti in un volume dall’eloquente titolo Grazie, Arcavolo! edito da Aragno Editore. Dato alle stampe proprio nel mese di ottobre, il libro – che è una vera miniera per gli amanti della letteratura e della filologia – è stato curato da Silvio Moretti e Angelo Cannatà, da anni impegnati nel recupero della memoria dell’autore de Il povero Piero. E proprio dall’epitaffio contenuto nel romanzo del 1959 è tratto il titolo, umoristico ma anche profondo. Nella splendida cornice dell’Auditorium della Casa delle Culture e della Musica, popolato da quasi cento persone, a dare il benvenuto è stato proprio Gaetano Campanile, figlio dello scrittore e presidente dell’Associazione Culturale Memoria ‘900. Campanile ha ringraziato i partecipanti e passato subito la parola ad Angelo Cannatà, che ha precisato la sua volontà di voler dare ai presenti l’immagine che è rimasta impressa – a lui e a Moretti – del patriarca con la lunga barba rifugiato nel suo eremo tra Velletri e Lariano. Il libro è un modo per riascoltare Campanile – ha detto Cannatà – e chi lo ama non potrà che gustarsi la lettura, comprese le nuove generazioni che molto hanno da imparare e che tanti spunti (e insegnamenti) possono trovare. “Siamo consapevoli delle difficoltà e delle responsabilità nel dare alle stampe nuovi testi di Campanile, grazie all’editore che crede in questo scrittore e anche in noi, ma a chi ci chiede se Achille è un umorista o uno scrittore, non possiamo che rispondere che è semplicemente Campanile!”. Successivamente è stato letto un brano scelto da Barbara De Paolis, che insieme ad Enzo Toto ha dato un piccolo assaggio dei numerosissimi testi che si possono leggere nel libro, disponibile a breve sia on line che nelle librerie di tutta Italia. La rievocazione dell’incontro di Moretti e Cannatà con Campanile, fissato nelle loro menti come se fosse ieri, è servita a sottolineare l’onore e l’orgoglio di aver potuto conoscere personalmente un grande classico del Novecento, così come lo considerava l’illustre critico letterario Carlo Bo. Non potevano mancare gli aneddoti: Gaetano Campanile ha raccontato due celebri episodi che danno bene la cifra del carattere di suo padre. Il primo risalente a quando lui stesso, da piccolo, giocava con le barchette e un giorno avendo terminato i fogli di carta pensò bene di frugare tra i materiali dello studio del padre. Dopo aver affondato nella vasca da bagno manoscritti di chissà quale valore, alle grida della mamma che lo rimproverava per aver messo le mani nelle carte del padre, Achille – tranquillo e con voce pacata, come di consueto – esclamò: “Pinuccia (la moglie di Campanile, ndr), non devi arrabbiarti: in fondo Gaetano ha mostrato un forte senso critico”. Silvio Moretti è intervenuto invece per spiegare le modalità di lavoro che hanno portato i curatori alla stesura definitiva di Grazie, Arcavolo!: gli scritti riguardano molto l’attività giornalistica campaniliana, con veline e ritagli di giornale. “I testi sono ricchi di annotazioni dello stesso autore – ha precisato Moretti - riportate fedelmente, così come la selezione è stata difficoltosa e non segue un ordine cronologico”. Alcuni scritti sono autentiche rarità, inediti appunto, e l’opera di recupero assume per questo ancora più valore. Di stampo letterario l’intervento di Rocco Della Corte, che è partito da una domanda emersa nel convegno di studi del sabato precedente: oggi siamo ancora capaci di capire l’umorismo di Campanile? “La risposta sta nei suoi gesti, nella frenesia di scrivere, in quei lampi di imbecillità, come diceva lui, o di genialità, come diciamo convintamente noi. La sua lotta contro la carta, annosa, o il suo essere combattuto tra un disordine ordinato, in perfetta contraddizione come molte sue opere risultano grazie ai capovolgimenti, ci ha lasciato una sola cosa inequivocabile: il valore della parola. Campanile dà risalto alla parola, nel suo senso letterale, e proprio questa sua fedeltà alla parola fa sì che la parola stessa faccia ridere. Da scrittore scrupoloso – ha concluso Della Corte – Campanile ci ha fatto capire che non può morire la parola, e la letteratura è stata la sua trincea e la sua salvezza, in quanto immortale”. Dopo due letture di Enzo Toto, ha ripreso la parola il figlio dell’autore, per raccontare l’esilarante esordio giornalistico che segnò l’ingresso di Achille Campanile sulla scena editoriale e critica: da correttore di bozze (“un lavoro che papà trovava noiosissimo”, ha puntualizzato Gaetano), si imbatté in una triste notizia di una vedova morta sulla tomba di suo marito, sulla quale portava i fiori quotidianamente dal giorno della dipartita del congiunto. Il decesso in quel contesto dell’anziana ispirò un titolo particolare a  Campanile: “Tanto va la gatta al lardo…”. Il direttore del giornale fu subito netto nel dire che si trattava o di un genio o di un folle. Quaranta anni dopo, con gli scritti rimessi insieme e pubblicati in Grazie, Arcavolo! da Angelo Cannatà e Silvio Moretti (con la prefazione di Pino Imperatore), la risposta appare ancora più scontata: il genio e i suoi lampi tornano a colpire, e riempiranno nuovamente di idee e di sorrisi la mente e le case dei lettori.



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